domenica 15 aprile 2018

Napule Arte e tradizioni. ( Omaggio alla città di Napoli e ai suoi sapori, in particolare la pizza)



Tra nu vico e 'na canzona,
panni spase 'a nu balcone,
t'accarezza chell'addore
ca te dice ca staje 'a Napule.

Basta poco pe' ff''a scena...

nc'è chi magne nu cazone
assettato annanz' 'o bancone.
nc'è chi avascia nu panaro 
affacciannes' 'o balcone,
quill''a sotto lle 'ncartoccia
musciuncielli 'e fritto misto.

Po' lle raje 'na tiratella 
e 'o panaro saglie saglie 
e lle purta fin''a 'ncielo
'e meraviglie ‘e chesta terra.

Nc' è chi corre e ampresse ampresse
se fa fa 'na pizza fritta, 
po' nce sta’chi 'o tiempo 'o ttene, 

assettate ncoppa 'o muro
c 'o prufummo e chella pizza, 
regne 'o stommaco affamato.


'Stamm'' a Napule, dice 'o turiste 
alla moglie schizzinosa,
nun nce sta' n'ato paese
ca te daje, chistu scenario 
senza malizia e né pretese!

Guarda gua'! È tutto vero 
pure 'o mare nunn'è 'na tela, 
stu tiatro ll'appartene, 

face parte  'e sta città.

Passe e corre 'nu criature,
'a cuparse d''o futuro!

Guarda, guarda, quant' è bella,
quann''abballa 'a tarantella!
Sempe allera e pure si chiagne,
nun se veste mai c''o niro 
pecché tene na natura 

fatta sulo cu 'e culure e pe scialle 
tene 'o sole,
'a ricchezza, 'e sta' città!

20/12/2017
Anna Giordano



venerdì 13 aprile 2018

Perché non l'incontro al posto dello scontro? 

Cosa bisogna fare, cosa bisogna dire a questi uomini e donne di potere! Gonfi di orgoglio si sfidano a colpi di missili, senza tener conto delle conseguenze, del dolore che causano a chi li ha eletti per governare e non per uccidere, e neppure per dimostrare la loro stupidità attraverso una guerra. A cosa serve essere il più forte, se questa Terra con le sue bellezze e i suoi abitanti possono sparire per sempre, annientati dalle guerre? 
Perché la guerra e non la pace a far ragionare questi uomini, accecati dall' orgoglio che si traduce in stupidità. Uomini guerrafondai, voi siete solo piccoli di mente e d'anima, le vostre azioni non hanno una logica, se non per accumulare denaro, poiché tutto si basa sul potere per accumulare ricchezze. Fate della Terra un vostro proprio bene, ma siete solo ospiti suoi come noi tutti! Il genere umano non ha ancora capito che siamo solo di passaggio, che tutto quel che possediamo, non ci appartiene! La sola cosa più preziosa è la vita, la stessa che togliete, con le guerre, a chi ha avuto in voi fiducia. Il male del mago potere vi trasforma, impossessandosi della vostra mente, e v'induce a distruggere ciò che ambite a conquistare, siete come titanici bisonti, scatenati per la conquista di una femmina. Ma abbiamo proprio bisogno che due nazioni debbano scontrarsi e non incontrarsi per stabilire l'equilibrio in questo mondo? Ma chi sono questi governanti che s'innalzano a paragonarsi a Dio! Onnipotenti e con potere di distruzione e decisione sulle vite altrui? Coi vostri missili, le vostre armi micidiali mandate a morte il pianeta, e chi l'abita, oltre i tanti soldati come se fossero carne da macello, incuranti a loro volta, perché nell'obbligo di obbedienza, di essere assassini di popoli indifesi, ed allo stesso tempo essere le mani dei propri governanti. Mani sporche del sangue di tanti innocenti. Vorrei tanto che anche a questi governanti venisse chiesto di inviare i loro figli al fronte e poi ricevere la medaglia alla memoria, per fare loro subire il dolore che lancinante, dovrebbe squarciargli il cuore, sempre che ne abbiano uno, cosi come succede alle madri  che restano impotenti a guardare la follia dei governanti chiedere ai loro figli di andare a morte. Fermate questi uomini di potere, che vogliono distruggere questo mondo solo per saziare il loro orgoglio basato sulla più assurda stupidità!

       12/04/2018 Anna Giordano

sabato 27 gennaio 2018

Se il male fosse un luogo

La mente di una persona: normale, innocua, buona, pacifica, può rivelarsi il contrario, se subisce il fascino di chi, del male, ne fa una dottrina, un'ideologia, una ragione di sopravvivenza e di superiorità sulle altre razze.
Per cui, ricordare il male subito ad Auschwitz, può aiutare a non commetterne mai più. C'è una sola razza o meglio, una sola specie ed è quella umana!

SE IL MALE FOSSE UN LUOGO


Se il male fosse un luogo,
non penserei all'inferno,
sarebbe un eufemismo,
di un luogo... non vissuto!

Se il male fosse un luogo,
sarebbe un posto in cui,
il diavolo neppure,
riuscirebbe a far peggio
di quella realtà,
rimasta prigioniera
in fra le mura intrise di lamenti;
le voci d'innocenti tacciono
ed allo stesso tempo,
parlano per noi viventi.

Sì, se il male fosse un luogo
sarebbe di sicuro
Auschwitz!
Anna Giordano.

RIFLETTERE


Prima di commettere una cattiva azione, domandati se a te farebbe piacere riceverla, solo cosi saprai se farla o no.
Prima di commettere una cattiva azione,
mettiti al posto di chi la riceve e, per un attimo,
vivi in prima persona 

la cattiveria che stai per commettere verso l'altra persona.Domandati se ti fa piacere riceverla.Prova a farla prima verso te stesso:appiccati il fuoco,così come è stato fatto a quei poveri senza tetto,per poi definirlo un gioco!Sparati una pallottola,tagliati la gola,tirati un cazzotto all'improvviso in faccia,senza conoscerne il perché!Strattonati e derubati delle tue stesse cose,assillati con ricatti e abusi,stuprati,sfregiati il volto con l'acido,bastonati ogni volta che bevi,spingiti,per cadere, sotto le rotaie di un treno,fatti violenza ogni volta che ti salta in mente di farla ad altri,rubati l'idea di una tua invenzione,truffati dei tuoi stessi beni,mandati in galera per falsa testimonianza,mandati a quel paese per un si o per un no,picchiati a scuola davanti ai tuoi compagni perché di te ridano,fai su di te,tutto quel che ritieni giusto fare agli altri e poi,domandati se tutto ciò può farti piacere...
Anna Giordano

mercoledì 4 ottobre 2017

Ammettere i propri errori



Ammettere i propri errori evita le discussioni inutili che creano dissidi tra le persone e anche guerre, se si parla di popoli e nazioni. 
Ammettere le proprie colpe è segno di buon senso, maturazione e civiltà. 
Se solo ci fermassimo un momento per guardare dietro quel che abbiamo fatto e del tempo che abbiamo davanti che, fra parentesi, è una incognita, potremmo capire meglio quante cose abbiamo sbagliato e quanto tempo abbiamo sprecato pensando di avere vissuto, ma accorgendoci, magari, di avere solo vegetato, stagnando in un pozzo di errori mai ammessi e rinnovatisi nel tempo; perdendo così, la nozione dell'onestà verso se stessi e verso gli altri. 
La cosa più triste, penso che siano le colpe che, sovente, non si ammettono, solo per conflitti d'interessi, che si accumulano in quel pozzo dove vegeta, indisturbata insieme agli errori, la ricchezza; purtroppo e con rammarico, solo materiale! 
Se poi penso agli Arpagoni della situazione, che malgrado la loro età avanzata, continuano ad accumulare ricchezze privandosi di qualsiasi cosa, pur di non spendere un centesimo, neppure magari per aiutare i propri familiari. Non arrivo a capire proprio, anche mettendoci tutto il mio modesto cervello, il perché del loro comportamento. Pur sapendo di dovere tutto lasciare. 
Non siamo altro che attori della nostra vita e a volte solo dei figuranti. Passiamo su questo immenso teatro, che è il mondo e, come in una corsa a staffetta, passiamo il testimone lasciando il posto agli altri... e allora? Lasciamo di noi qualcosa a chi prenderà il testimone, che rimanga e sia di buono esempio affinché non si continui a correre per nulla, su una scia di errori che si ripetono negli anni. 
La pace e la leggerezza sono due componenti per arrivare alla fine della corsa, soddisfatti di avere contribuito, magari, alla vittoria della squadra per un mondo migliore, grazie all'ammissione e all'onestà nel riconoscere i propri errori .

lunedì 22 maggio 2017

Parole e punti di vista.

La bellezza è quell'armonia che
aggrega le più svariate forme di vita in una sinfonia inedita ed unica. E, ogni volta che invita l'anima al suo ascolto, risveglia in essa le emozioni, i sentimenti, portandoli a contemplarne la meraviglia e ad accrescere l'amore per la vita.

Tutto ciò porta, comunque, a constatare che, sia la bellezza che la bruttezza, sono solo due punti di vista che convergono e si dividono là, dove primeggia la propria convinzione.

Un vecchio detto dice: "Non è bello quel ch’è bello, ma è bello quel che piace".

Nulla di più saggio non c'è se non le parole dei detti antichi.
Essi riflettono saggezze popolari, basate su esperienze vissute più volte da differenti persone e in tempi differenti.
E deduco che:
La bruttezza non sia altro che la visione distorta della bellezza e per cui, non ci sono cose o persone belle o brutte, ma soltanto persone e cose che, attraverso un insieme di fattori, consoni a determinati gusti, vengono definite belle o brutte .
Per cui, sia la bruttezza che la bellezza sono soggettive poiché, e cito un altro detto di saggezza popolare: "I gusti ed i colori non si discutono".

Anna Giordano 

sabato 6 maggio 2017

Chissà se Vincent Van Gogh …

                                                             
Ogni volta che il mio sguardo si posa sui quadri dei grandi pittori, su tutto quelli di alcuni artisti che hanno avuto una vita grama,  e che solo dopo la loro morte sono stati riconosciuti i loro meriti,  ho un pensiero che mi attraversa, come un richiamo, come un brivido di tenerezza per chi ha dato tutto e in cambio non ha ricevuto null'altro che il disprezzo , l’incomprensione e le umiliazioni.
Non so perché in questo istante penso a Vincent Van Gogh , che 
 malgrado il suo nome può fare immaginare qualcosa di vincente nella vita, ma che chissà, per quale occulto mistero non ha goduto di vittorie, anche se poi il suo genio è stato riconosciuto, e che purtroppo non l’ha mai saputo. Peccato!
Ognuno lo schivava, altri lo trattavano per un poco di buono, un ubriacone mezzo matto e che i suoi quadri non valevano niente... E mi fermerei qui poiché è evidente che chi giudicava non era competente oppure era soltanto indietro di anni di fronte alla poesia che in quei quadri Van Gogh esprimeva. Egli era un sognatore poeta del suo sguardo, lui non vedeva le cose allo stesso modo che gli altri perché oltre agli occhi usava l'anima. 
Quando  dipingeva,  dipingeva le vibrazioni che la sua anima emanava. Un cielo stellato

per lui non era solo un fondo scuro con qualche spruzzo dorato, no, era un cielo fatto di sfumature di blu scuro che andava al blu più chiaro, ambrato da veli leggeri appena più chiari che mettevano in risalto il buio col movimento che dipingeva come soffi di vento, attorcigliati intorno a stelle che a loro volta diventano ai suoi occhi, girandole. Stelle che nei suoi dipinti rappresentano e compongono ciò che definirei il movimento statico.  Era come se volesse raffigurare il respiro dell'universo,  una allegoria, e  non solo un cielo scuro con qualche stella dorata, ma un'esplosione dell'anima impressa su tela, un universo mai visto se non attraverso i suoi occhi, quelli di un puro sognatore poeta-pittore.
“Eppure, fu un genio incompreso, che annegò la sua solitudine e il disprezzo mostratogli per le sue opere, nell'alcol che alleviava, forse, il dolore che tutti gl'infliggevano. La sua, inizialmente, non credo fosse vera pazzia visto che un genio mette sempre un pizzico di follia in quello che fa rendendolo speciale, fuori dalla norma, fuori da quelli che sono i canoni predisposti dalla società,  abituata a dei comportamenti così detti: normali. Quando ciò succede si è subito etichettati e definiti pazzi. Gli squilibri mentali che gli erano stati riscontrati e, che comunque, nella sua famiglia non erano sconosciuti; furono per Vincent anche la causa della sua depressione, dovuta probabilmente anche allo stato marginale in cui viveva che lo spinse a bere di tutto finanche l'assenzio, di cui all'epoca non si conoscevano troppo gli effetti collaterali e nefasti che si ripercuotevano su chi ne faceva uso,  tanto da incidere notevolmente sullo stato mentale che accentuò, per il povero Van Gogh, le cause del suo suicidio”.
Dicevo, vorrei tanto che quel giovane pieno di genio che si tolse la vita a 37 anni, potesse conoscere di cosa è stato capace e come la sua arte post-impressionista, oggi si sia affermata ed abbia arricchito l’arte nonché la vita di chi, sui i suoi capolavori, ha speculato.
Povero Vincent, chissà cosa direbbe ora del periodo in cui tentava di barattare una tela contro una bottiglia di vino o anche solo un bicchiere e veniva scacciato via come un appestato. Chissà se al posto delle cattive lingue avesse  incontrato anche solo una persona che avesse condiviso con lui la bellezza delle sue tele, ed apprezzato la poesia che lui sapeva così bene tradurre nei colori e le composizioni dei suoi capolavori. Chissà cosa direbbe se conoscesse la fama delle sue opere raggiunta solo dopo la sua morte. Immagino i suoi occhi che tante volte egli dipinse nei suoi ritratti, di quale luce si vestirebbero se scoprisse oggi la sua fama mondiale?
Sono sicura che brillerebbero come nidi di stelle,  pieni di lacrime di gioia, riscatto di una vita sofferta e annegata nella più grande sofferenza dell'incomprensione. Vedere i suoi girasoli 
che esprimono, malgrado i colori accesi, un velo di malinconia, recisi e messi nel vaso; fiori che, forse, definiva tristi poiché la loro vita dipendeva dal sole,   obbligati a seguirlo per sopravvivere e quindi in un certo senso suoi prigionieri. Oppure i suoi iris,
così veri e non apprettati, messi quasi alla rinfusa nel vaso, come se un guizzo di follia all'improvviso l'avesse ispirato ad immortalarne la bellezza prima che appassissero …  E che dire del ramo di mandorlo?
Soltanto un ramo, perché bastasse a raccontare la bellezza delicata della primavera dei suoi fiori, fissata su una tela per vivere nel tempo.

Così come il suo ultimo gesto che, con una pennellata color rosso sangue, coprì il grigio della tela della sua vita.  

Febbraio 2017 Anna Giordano.