Felicità, una parola che ha una
radice etimologica ben profonda, direi matriarcale poiché indica il
Nutrimento. Essa nasce dalla
stessa radice sanscrita: dhe, che significa succhiare, allattare e che indica
il significato di femmina. Il
tutto volge al femminile, proprio come se immaginassimo che la felicità
possa essere paragonata ad una bella donna che passa e la si
guarda seguendola con lo sguardo rapiti dalla sua bellezza, però non si ha il
coraggio di fermarla, per guardarla da vicino, anche solo un attimo.
Così succede un po’ per tutte le belle cose che capitano
nella vita, pensando che domani si ripeteranno o ci saranno cose meglio da
vedere o vivere per cui si perdono le migliori occasioni di essere felici.
Penso che la felicità è l’attimo in cui nutriamo i nostri sensi o il nostro corpo con la sua essenza, sapendo coglierla al momento in cui essa si offre a noi, senza dirsi domani o dopo, essa è effimera e quando arriva e la lasciamo passare svanisce senza mai più avere l’occasione di vivere quel momento in cui si è palesata.
Sì, potrà manifestarsi ancora, ma non sarà mai come quella
che si è ignorata e persa. La felicità è fatta di piccoli attimi, arriva quando
essa lo decide, sta a noi saperla coglierla, senza indugiare e né rimandare ad
un altro momento, poiché tutto nella vita è insicuro ed effimero. Smettiamo di
cercarla come se fosse la rarità assoluta e che vogliamo imprigionare e
utilizzarla a nostro piacimento.
“La felicità è un battito d’ali di farfalla che ci sfiora,
non un elefante che c’investe.”
ANNA GIORDANO