martedì 15 novembre 2016

LA NASCITA DI UN GIORNO

  
Il cielo inizia pian piano il suo travaglio
per partorire il giorno .

Gocce di colori scivolano nel mare,
nuvole di cotone asciugano la sua fronte. 

Gronda il sudore e il sole preme all’orizzonte.

Il cielo esplode in sfumature di rosa
che vanno dal viola al porpora dorato
e sul lampione si posa, 
anche esso estasiato,
un piccione

per condividere con me la meraviglia
di una natura che generosa
si offre al nostro sguardo,

mentre, 
un silenzioso vagito di luce irrompe
e annuncia la nascita
del nuovo giorno.
                                                               Anna Giordano




















                     Anna Giordano 

martedì 4 ottobre 2016

ESODO ( In ricordo di tutte le vittime nel mediterraneo)

                                                 

      Assisto all'esodo, 
      impotente,
      trafitta dalle immagini ...

      Il cuore non ha più lacrime da piangere
      per i fratelli d'Africa perduti.
      Il mare è diventato un campo di battaglia,
     dove si lotta per la sopravvivenza,
     mentre famelica, la massa liquida,
     ingurgita i corpi 
     e copre col suo lenzuolo azzurro
     il riposo eterno.
     E tutto sembra lavato
     e tutto sembra pulito
     e tutto sembra normale!
     La vita continua a scorrere… 
     navigando sul sangue umano.


     Anna Giordano 06/02/2016

domenica 25 settembre 2016

TERRA 'E 'STU CORE


All'intrasatta, doje voce cantano Surriento. 

Dint''all''aria 'a melodia se spanne…
m’arape 'o core ‘sta terra 'e sole
ca daje calore e alleria all'anema,
pure si ll'uocchie chiagnene.
 
'Sti voce parlene,
 dicenne  a chi è partuto:
" Torna, 
'e chistu mare e 'sta terra,
tu nun t'e può scurdà!"

A senzazione è forte
e 'o core s'è arrevutato, 
'sta musica ha scetato
ricuorde che durmevano…
 'So 'e stesse note,
ca sunaveno d'int'all'aria
‘e nu tiempo passato,

 e 'e voce ch’‘e cantaveno
erano 'e mamma e papà'. 

Dio mio
,
me se so’ abbruzzulite ‘e carne
 e 'o friddo m'attraversa… 
Songo turnata a 'sta terra ca,
nun voglio e nun me pozzo scurdà!

_____________________ Anna Giordano 14/09/2016
Origini.

All’improvviso, due voci cantano Sorrento.

La melodia nell’aria si diffonde…
apre il mio cuore questa terra di sole
che dà calore ed allegria all’anima,
anche se gli occhi piangono.

Queste voci parlano,
dicendo a chi è partito:
“Torna, di questo mare e questa terra
non poi dimenticarti”.

La sensazione è forte
e il cuore è in subbuglio,
la musica ha svegliato ricordi che dormivano …
sono le stesse note che suonavano
nell’aria di un tempo passato,
e le voci che cantavano
erano di mamma e papà.

Mio Dio, le carni s’accaponano
e il freddo m’attraversa…
Son tornata in questa terra

che non voglio e non posso dimenticare!

martedì 13 settembre 2016

TRE STELLE 'E MARE (POESIA napoletana)

Tre  stelle,
carute 'nterra,

cercaren'angulo  addo' pute' brillà.

Girareno po' munno senza tregua e
a  Napule se jettere a fermà. 
 
Vedenn''o mare azzurro e 'o sole ca luceva,
scagnareno quill'angulo pe' 'o cielo.

Tre stelle a mmare: 
Procida, Ischia e Capri,
ancora brillano d''a bellezza loro,

e quanno ll'uocchie
se posano  ncopp''a 'sti tesore,

se bagnano e luceno
cu 'a stessa 'ntensita' d''e stelle 'ncielo.   

Anna Giordano

Poesia scritta sul traghetto il 28/08/2016 al rientro dalla vacanza ad Ischia)
             
                                        
Ischia Vista dal Castello

Vista sempre dall'interno del Castello
Panorama che si gode dal Castello


Panorama 
Traduzione: 

Tre stelle di mare

Tre stelle, cadute in terra,
cercarono un angolo dove poter brillare.

Girarono il mondo senza tregua
e a Napoli si andarono a fermare.

Vedendo il mare azzurro e il sole che brillava,
confusero quell'angolo col cielo.

Tre stelle in mare: Procida, Ischia e Capri,
brillano ancora della loro bellezza,
e quando gli occhi si posano su quei tesori,
si bagnano e luccicano
con la stessa intensità 
delle stelle in cielo.


Anna Giordano

mercoledì 15 giugno 2016

PENSIERO SULLA GOCCIA D'ACQUA


Guardando il mare, improntai l’inizio della passerella. Passo dopo passo giunsi fino alla
rotonda che poggiava in mezzo all'acqua. Immersa nelle mie riflessioni sull'immensità del mare, mentre guardavo l’orizzonte, fui distolta dalle onde che naufragavano sugli scogli e a quella goccia d’acqua giunta sulla mia mano.
Guardando la sua piccola taglia e confrontandola all'immensità a me davanti, mi avvidi che era quasi inesistente.
“Piccola, sì, mi dissi, ma pur sempre della stessa materia, il mare".
Occupava uno spazio minimo sulla mia mano, anche se per lei era tanto grande, come per me lo era  il mare, e come io sostavo sul mare, lei sostava sulla mia mano, avevo il mare in mano ed il mare aveva in mano me.

La goccia d’acqua, mi ricordò che facevo parte dell’immenso universo e che, pur essendo piccoli frammenti di esso, io e lei ( la goccia), eravamo materia della sua stessa materia.
Il mare, pensai, ha raccolto tante goccioline, come questa che mi sta sulla mano, per diventare mare e poi oceano, senza le gocce, non sarebbe tale ed io come la goccia, faccio parte dell’universo dando il mio contributo, fra l’altro, come tante altre persone, assicurando il seguito della razza umana.
Così come la goccia, insieme a tante altre gocce ha generato il mare, evaporando hanno originato a loro volta altre gocce, così pure la moltiplicazione ed il mutamento delle cose infinitesimali, invisibili all'occhio, come: gli atomi e le molecole, che a loro volta aggregandosi diventano visibili… "Pulviscolo atmosferico percettibile appena, granelli di sabbia un po’ più grandi o, appunto, gocce d'acqua… l’inizio degli oceani. Così come le gocce, i granelli di sabbia diventano deserti, i piccoli semi, foreste e le persone, le folle, popolazioni di questo pianeta…
Pensai che dall'invisibile molecola all'atomo e le sue particelle scisse, si potesse arrivare al “nulla” e viceversa "all'immensità” delle cose.
Dal nulla, al tutto.

L’uomo, riflettendoci bene, non ha inventato nulla che già non esistesse, ha solo scoperto il modo per adattare, le così dette, “invenzioni” alle sue esigenze, non tenendo sempre conto, purtroppo, che l’universo è governato dalle sue leggi…


Uno dei sensi della vita

Io, goccia di goccia,
sangue del sangue,
vita di vita,
in questa approdata,
per dare la goccia
al sangue del mio sangue,
alla vita delle mie vite …



                                                                                                                                  Anna Giordano

lunedì 13 giugno 2016

PERCHE' SI SCRIVE


Ci fu il primo giorno del mondo per l’essere umano, in cui la parola dischiuse le sue labbra per salutare il sorgere del sole.
Non si sa, se fu un parlare oppure un suono mozzo o ancora  un canto, allora la scrittura non esisteva ancora, nessuno lasciò il suo comunicare scritto, non c’erano appuntamenti da dare, eppure l’uomo fu puntuale.
Gli uccelli cantavano insieme alla natura, e la parola era poco usata, erano suoni più che parole in cui si coglievano che d’espressioni, articolate, sillabate, strozzate in gola dallo stupore nell'aver visto nascere il sole, e l’uomo fu ancora puntuale, quando il sole lo stesso giorno andò a dormire nel mare, e ancor più grande fu lo stupore che raccontava un plenilunio. 
Erano suoni mozzi, misti a singhiozzi, e solo lo sguardo parlava per lui. Non c’erano filosofi e nemmeno dottori, né ministri o trattati sociali, c’era l’uomo, la terra ed i suoi componenti, liberi tutti e senza costrizioni.
Poi venne il tempo in cui l’uomo drizzatosi camminò, dominando dall'alto ciò che aveva visto un tempo in cui stava, sui quattro arti.
Vide i giorni cambiarsi in stagioni e vide la vita cambiare nei suoni, la sua parola s’articolava ed imitava la voce del mondo, egli cantò il ritmo del vento, dell’acqua che scorre, il fruscio dei suoi passi nei campi incolti, ed imitò le voci dei boschi, girovagando da un punto all'altro in cerca di cibo e di calore; dalla savana alla foresta vergine, dalla tundra al deserto, che forse ancora non c’era, ma c’era il silenzio in cui s’adagiava, quando la notte, spenta la luna, incuteva paura all'uomo nel mondo. Egli ne impiegò di tempo per pronunciare una vera parola! Accese il suo sguardo divenuto chiarore, quando il fuoco arrivò un giorno dal cielo, egli l’accolse come un dono di dei, si bruciò nel  toccarlo ed emise un suono di dolore, così iniziò a catalogare le parole, per indicare il bene e il male.
Pian piano nel tempo quelle stesse parole si tramutarono in scambio, poiché ai gesti esse s’aggiunsero, per rafforzare le idee e le vicende vissute, per dare un nome alle cose usuali, e man mano che il tempo passava, con le parole egli trasmise i sentimenti…Venne la sera e venne il giorno, poi ancora la sera e un altro giorno, e le parole divennero il sole che rispecchiava la luce interiore.

Passò il tempo e l’uomo, tra il giorno e la notte, tra la vita e la morte, lasciò di sé, nei monili ed usanze, la sua cultura, custodita, interrata.
I suoi disegni sulle rocce tracciati, sulle tavole in legno, d’argilla, di pietra, incisioni sul ferro, sull'oro, su fogli in papiro, su pelli e pergamene, poi sulla carta, i disegni divennero segni, sposando i suoni della lingua in cui erano nati e assunsero diversi significati;
ci fu un’esplosione di segni e di scritture e l’uomo a poco a poco divenne più maturo ed erudito. Amava contemplare, raccolto sul ciglio dei cieli, il cammino verso le stelle, i pianeti e le terre lontane, incominciò a fare riflessioni e così nacquero, filosofi e profeti, poi venne il tempo in cui la parola, ormai da tempo nata, volle erudirsi, affinarsi, distinguersi fra le altre, e nacquero così poeti e scrittori, che tramandarono negli anni la sola cosa che fa vivere i popoli: la libertà del pensare che si trasforma in azioni, in esempi, in canzoni, in poesie, in leggi, in insegnamenti dei sentimenti, in parole magiche, tragiche, fantastiche, uniche, e innumerevoli sillabe se pure dissonanti negli idiomi, che sia cinese, arabo, francese, inglese, tedesco o italiano e passa…ha poca importanza, fan si che le parole siano libertà espressiva, di chi unendo le sue idee nel gesto dello scrivere le rende eterne.


Anna Giordano 2007

giovedì 2 giugno 2016

'A femmena cchiù bella (omaggio all'Italia)

Ità’
si’ ‘a femmena cchiù bella
e chest’ tu ‘o ssaje.
Te si’ vestuta pe’ ‘sta festa toja
cu’ nu vestito fatte ‘e tre culure
‘o vverde c’arricorda ‘o grano a maggio
‘o janco d’a purezza d’e criature
e ‘o russo d’a passione ‘e chistu core
ca s’appiccia,
quanne cocrune ‘e te me parla male.

Italia mia, nun sulo si’ ‘na stella
si’ ‘na regina cu’sta curona ‘ncape
tutta’ ‘e cristallo ‘e ghiaccio sunnulento.

‘O mare, ‘nu lunzulo ‘e seta azzurra
addò t’adduorme cu’ ‘o suono de’ canzone
che ll’onne soje te cantano.
Tu si’ l’ammore ‘e tutt’e nnammurate
quanne s’affacceno ‘ncoppe e faragliune,
quanne a Venezia scivula ‘na gondola
e sott’o ponte l’arrobba ‘nu suspiro.

‘A luna,‘e stelle, song’e tutto’o munno
ma quanne schiarano ‘stu cielo tuje
pare  che tutt’o riesto ell’universo
resta ‘o scuro,
pecché chi brille cchiù  d’e stelle e ‘a luna
so’ ll’uocchie d’e figliole toje,
‘mbellettano ‘sta terra ‘e paraviso
e cu’ ‘a belleza loro‘ncantano.

Tu tiene ‘a vocca prufummata ‘e rosa
ciardini chine ‘e sciure, arance e limuni,
abbasta scutulià ‘nu poco ‘o mare
e ‘sti prufumme saziano chi te prova.

Quanne a passeggio vaco pe’ città
nun ce nn’è una ca nun tene tesore
abbasta ca mme guardo attuorno
e m’accorgo ca cammino ‘ncoppe all’oro,
e tu, comme a ‘na femmena patrizia,
te cuopre cu giuielli preziusi e unici
e pure si te copiano
o cercano e fa’o stesso
nisciune
pot’ arrivà ‘a bellezza toja. 
__________________________________

La donna più bella

Italia
sei la donna più bella
e questo tu lo sai.
Ti sei vestita per questa festa tua
con un vestito di tre colori
il verde che ricorda il grano a maggio
il bianco la purezza dei bambini
e il rosso la passione del mio cuore
che s’infiamma,
quando di te qualcuno mi parla male.

Italia mia, non solo sei una stella
sei una regina con la corona in testa
tutta in cristallo di ghiaccio dormiente.

Il mare, un lenzuolo di seta azzurra,
dove t’addormenti col suono delle canzoni
che le onde sue ti cantano.
Tu sei l’amore di tutti gli innamorati,
quando s’affacciano sopra i faraglioni,
quando a Venezia scivola una gondola
e sotto il ponte ruba loro un sospiro.

La luna e le stelle sono del mondo intero
ma, quando illuminano il tuo cielo
sembra che tutto il resto dell’universo
rimane al buio perché  chi brilla
più delle stelle e la luna,
son gli occhi delle tue ragazze…
abbelliscono questa terra di paradiso
e con la beltà loro incantano.

Hai la bocca profumata di rosa
giardini pieni di fiori, aranci e limoni…
basta scuotere un poco il mare e questi
profumi saziano chi ti assaggia.

Quando a passeggio vado per le città
non ce n’è una che non possegga tesori
 basta soltanto  guardarmi attorno
per accorgermi di camminare sull’oro,
e tu come una donna patrizia
ti copri con gioielli unici e preziosi
e pure se ti copiano
o tentano d’imitarti
nessuno riuscirà mai
ad eguagliare la bellezza tua.

Anna Giordano
25/04/2015.




lunedì 30 maggio 2016

Cosa succede?


In questo mondo ubriaco di violenza,
mondo,
drogato di tristezza,
non si brinda più alla pace
e né alla gioia della luce.
Annega nell'oscurità ogni parvenza di felicità
che, astemia, 
resta a sbirciare la vita
dalla finestra 
di una esigua cantina,
prigioniera del buio. 


Anna Giordano 03/03/2016

lunedì 9 maggio 2016

QUEL TEMPO... ( A mia madre)


Com'è lontano quel tempo di quando mi abbracciava, e ancora più lontano, piccola, al collo le saltavo. Com'è lontano quel tempo, come il ricordo è vicino, di quegli attimi cari per me sempre rari.  Cerco ancora frammenti che mi conducano a lei, mia madre, la dea che adoravo, quando nel suo sguardo mi cullava.  Sicurezza,  le sue calde carezze,  un'ala di gabbiano, dove trovavo riparo e mi sentivo protetta.  Com'è lontano quel tempo, com'è vicino il ricordo, di quella pioggia d'amore  che bagna ancora il mio cuore. 
Anna Giordano

domenica 14 febbraio 2016

L'ultimo bacio :Poesia e voce di anna Giordano Regia di Domenico Ernandes






L'ultimo bacio,
rimane impigliato nell'anima
per ricordare o farti dannare...

Inconsapevole dell'ultimo assaggio,
rimane lì,sulle labbra del tempo che passa,
dal sapore fugace,
sulla porta rubato, dicendosi:
a dopo...

L'ultimo bacio nascosto nel cuore,
come una rosa di maggio prima che muore.
Una vita passata a farsi coraggio,
a dirsi che maggio riverrà ancora.

L'ultimo bacio, la tua compagnia,
Quando il mare in tempesta sommerge la barca,
Quando un treno deraglia
O una frana t'investe.

Quando solo rimani
E nessuno s'accorge

del dolore che ti travolge,
Se non l'ultimo bacio rimasto nel cuore:
calda coperta,
mano nel vuoto che unisce,
voce che dolce sussurra,
ancora, ti amo.

Anna Giordano

domenica 31 gennaio 2016

CARNEVALE ( poesia )





È  tutta ‘na sfilata ‘e carri alleri
‘e gente mascarate.
Se songo appropriate
d’‘e vie tutte addubbate.

Abballano ‘e cchiù gruosse,
 alluccano ‘e criature
è  tutta ‘na baldoria.
È festa! È carnevale!

È ‘a festa add’‘o ricco e ‘u povero
 viven’‘a stessa storia,
surtanto pe’ pazzià!

Peccato ca ‘sti mmaschere
po’ venene levate,
e ‘o ricco torna ricco
e ‘o povero è sempe povero.
È ‘o suonno ‘e ‘nu mumento
C’‘aspetta tutto n’‘anno…

Po’ quanno ‘a festa fernisce,
s’appennene ‘int’‘armadio
‘e maschere afflusciate e
‘e lacrime d’ ‘a gioia
scumparsa appena nata,
 e pienze ca ‘sta vita è sulo ‘na sfilata,
addò, chi cchiù e chi meno
se veste cu ‘na maschera
annascunnenne ‘e pene
‘e chesta vita  ‘nfame,
speranne ca nu journe  
levannese ‘sti mmaschere,
sarranno tutt’uguali.                                      

Anna Giordano febbraio 2015
_________________________________
Carnevale

È tutta una sfilata di carri allegri e gente mascherata,
si sono impossessati delle vie tutte addobbate …
ballano gli adulti, gridano i bambini
è tutta una baldoria.
È festa! È carnevale!

È la festa in cui il ricco e il povero
Vivono la stessa storia,
soltanto per scherzare…
Peccato che le maschere dopo saranno tolte,
il ricco ritorna ricco
e il povero è sempre povero,
è il sogno di un momento
che aspetta tutto un anno…

Poi quando tutto finisce
S’appendono nell’armadio
le maschere afflosciate e
le lacrime della  gioia
svanita appena nata,
e pensi che la vita è solo una sfilata
in cui chi più e chi meno
si veste con una maschera
nascondendo le pene e a volte anche le gioie
di questa vita infame,
e sperano in un giorno in cui  
togliendosi la maschera,
saranno tutti uguali.





mercoledì 27 gennaio 2016

Da Anna Frank ai profughi Siriani ( Poesia)



Da quella finestra Anna, tu osservasti il mondo,
 lo stesso che ospitava i tuoi carnefici.
Lo stesso per il quale ognuno si batteva e che,
purtroppo,
 ancor oggi si batte per vivervi.

Ieri scrivevi la tua vita nel diario
in cui racchiudesti la libertà perduta.

Oggi profughi in fuga per una guerra assurda,
son ospiti non graditi privati dei pochi cimeli
unici beni salvati da un esodo funesto.

Così a te capitò e agli altri deportati
che furono spogliati di ogni bene,
ricordi strappati all'identità di ognuno.

Hai scritto quel tuo diario,
sperando di rileggerlo,
quel diario che oggi per noi
è testimone diretto,
dei sogni tuoi spezzati,
ma che purtroppo,
ci insegna che ancora non sono bastate
le tue parole,
per giungere al cuore di chi oggi propone
la legge di confiscare i beni
a chi fugge la morte
e non chiede una seconda volta di morire,
nelle azioni meschine
di chi li priva dei loro ultimi ricordi,
ancorati, forse,
a pochi spiccioli o ad una catenina. 

Anna Giordano 27 gennaio 2016