INCIPIT
Rilevai
Ferretti alle quattro e dieci. Non era proprio il mio turno, ma Valle era un
anziano del settimo scaglione e a uno che si fa una polveriera a venti giorni
dalla fine bisogna almeno risparmiargli il turno di notte, e così il caporale
svegliò me, che ero solo del secondo. Muto e compresso e allucinato dal sonno,
con il fucile su una spalla e la coperta sotto braccio, lo seguii fino al
cancello che chiudeva
Invece no, non dormiva.
"Alt! chi va là!" urlò nel silenzio frusciante della notte e io, col
fiato troncato dai gradini di pietra troppo alti, sorrisi, senza rispondergli.
"Alt! chi va là!" urlò di nuovo, più cattivo, e allora io mi fermai,
ansante e un po' preoccupato.
"Ohè, non fare cazzate!" dissi forte, agitando un braccio, "sono
io... guarda che salgo..."
Mi arrampicai sugli ultimi gradini e arrivai allo spiazzo terroso e spelacchiato
su cui si alzavano le gambe di cemento dell'altana. Ferretti stava scendendo in
fretta, vedevo il suo sedere ondeggiare sulla scaletta di metallo, dritta, con
l'elmetto appeso al cinturone che sbatteva contro la ringhiera. Saltò a terra
accanto a me, col fucile stretto lungo il fianco e il basco di traverso. Era
pallido, e aveva gli occhi spalancati, ancora più allucinati dei miei.
"Ti sei svegliato male?" gli dissi,
"se lo sapevo ti lasciavo dormire..."
“Ma no
cosa dici, sono qui per sorvegliare e non dormire.”
“Sì, ma
poiché mi hai gridato alt chi va là, abbastanza incazzato, ho pensato: non mi
ha riconosciuto. Magari ti eri addormentato ti sei svegliato di soprassalto ed
hai avuto paura, tutto qua.”
“Altroché.
Stavo solo sul chi va là, stanotte sono successe delle cose strane e se devo
essere sincero ho un po’ paura.”
“Di cosa
stai parlando?”
L' incipit, qui sopra riportato, MI FU INVIATO PER PARTECIPARE AD UN CONCORSO LETTERARIO diede spunto al racconto di pura fantasia che segue qui sotto, scritto da me nell'anno 2008 e che oggi, riordinando, ho trovato nei mie scritti, che condivido con i miei lettori.
SEGUITO DEL RACCONTO
" Non so che nome dargli, era una…no,
se solo ci penso ho paura."
" E che sarà mai? Non devi avere paura per così poco."
" Come poco? Tu non c’eri e non puoi capire. Salvo che non sia uno dei vostri soliti scherzi cretini, perché se così fosse, giuro, ve la farò pagare."
" Ehi! Calma! Spiegati, ma di cosa stai parlando? "
" Sto parlando di ciò che ho visto,
non so descrivere
" Spiegati meglio. Non hai fumato per caso qualcosa? "
" Tu scherzi sempre! Se non mi
credi, me ne vado a dormire, sono stanco e fra un po’ sarà giorno.
Tieni bene gli occhi aperti non ti addormentare come fai sempre." Aggiunse a sua volta, stizzito.
" Come? Che fai, te ne vai senza
dirmi cosa hai visto? "
Scherzai
ancora prendendolo in giro.
Lui era
sempre stato un tipo che si suggestionava, forse era lui lo strano di tutta la
faccenda.
Bastava
parlare di fenomeni, di paranormale, che subito fantasticava.
Lo lasciai partire senza dare troppo peso a ciò che diceva, e poi chissà quale altra fantasticheria mi avrebbe raccontato. Preferii che rientrasse.
2
Con il fucile, così come mi era venuto incontro prese il sentiero, continuando a guardarsi intorno con sospetto. Sorrisi ancora per il suo atteggiamento e pensai che la scelta del nostro mestiere stonasse con la paura. Tutti i giorni stavamo a contatto con la morte e vedere Ferretti temerla così tanto
m’inquietava. Presi il mio fucile e guardai ancora Ferretti che si allontanava.
Misi la coperta sulle spalle e mentre pensavo a come si stava bene nel letto che avevo da poco lasciato, sentii un fruscio alle mie spalle. Pensai subito al vento che in quel momento soffiava discretamente, guardai da est ad ovest da nord a sud, non c’era nulla.
Ferretti, con le sue storie mi
aveva impressionato. Dopo un secondo, udii di nuovo il fruscìo. Era come un
rumore di passi sulle foglie secche, solo che di foglie secche non ce n’erano.
Il campo intorno alla polveriera era senza alberi, c’era solo qualche ciuffo d’erba
secca.
Il fruscìo continuava ad
avvicinarsi, ad un tratto gridai: " Chi va là? "
Per sola risposta ci fu il soffio del vento che sembrava un respiro ed il fruscìo, di cui distinguevo il ritmo, si avvicinava sempre più. Il cuore iniziò a battere forte, era una sensazione mai provata, cercavo di restare tranquillo, ma non ci riuscivo.
Ferretti, sorpreso rispose: " Perché me lo chiedi? " Voglio sapere se sto sognando o sono sveglio."
" Non capisco. Comunque, sei sveglio se è questo che vuoi sapere."
" Ti spiego. Stavo sognando che tu eri di guardia alla polveriera, eri spaventato da qualcosa, alla quale non so dare un nome, non chiedermi cos’era non lo so; quando è giunto Vincenti e ti ha preso in giro, tu sei partito e Vincenti è stato assalito da qualcosa, è stato terribile l’ha ridotto in brandelli, un incubo."
Ferretti ascoltava atterrito. Sbiancato in viso, si sedette ai piedi della branda. Barlotti domandò se stava bene. Conosceva il suo carattere emotivo e l’interesse che nutriva per certe storie, ed aggiunse: " Ma è stato solo un sogno."
Ferretti, paralizzato non riusciva a parlare. Barlotti lo scosse dandogli due piccoli schiaffi sulle guance che lo fecero reagire.
" No, Barlotti non hai sognato, o
meglio, spero che tu abbia sognato che l’inizio. Dai! Vestiti e vieni con me.
"
" Cosa dici? Dove con te? "
"Andiamo a vedere se Vincenti sta
bene. "
" Cosa ti prende, ma era solo un sogno, perché ti metti sempre certe idee in testa ? "
3
" Vestiti è un ordine, andiamo da
Vincenti, voglio vedere se sta bene, non ci vuole tanto dai. "
" Se l’avessi saputo, non t’avrei raccontato nulla. Uffa! "
" Sono Ferretti non sparare. " Dal posto di guardia non rispose nessuno.
" Vincenti! Sono Barlotti, ci sei? "
I due
s’interrogarono guardandosi. Ormai l’alba illuminava di rosso arancione
l’orizzonte che si stagliava al di là, dei piedi dell’altana, sul filo
immaginario teso tra terra e cielo.
Il respiro
concitato di Ferretti, accompagnava il fruscìo del vento che invadeva
indisturbato la quiete del luogo.
Ferretti
s’arrampicò sulla scaletta che poco prima aveva improntato per andare incontro
a Vincenti. Barlotti lo seguiva senza capirne il perché.
Stranamente Vincenti non c’era,
al suo posto la coperta, ma di lui niente.
Barlotti ad un tratto esclamò: " È come nel sogno, rivedo la scena!"
" Cosa hai visto? Parlami del sogno, forse siamo ancora in tempo per salvarlo."
" Normalmente lui dovrebbe stare a
terra dietro il muretto, ma è una scena da brivido e non voglio vederla.
"
Ferretti
senza esitare si precipitò dietro il muretto circolare, ma a suo grande stupore
e sollievo Vincenti non c’era. Chiamò Barlotti per rassicurarlo, ma neppure Barlotti
c’era più.
Guardò
di sotto, in tutte le direzioni e non vide nessuno. Scese di corsa la scaletta,
il mistero s’infittiva ancor di più, l’angoscia lo attanagliava in una morsa di
terrore.
Il sogno
che Barlotti gli aveva raccontato era ciò che lui aveva vissuto nella notte e
non trovare sul luogo Vincenti era angosciante. Se poi Barlotti se l’era dato a
gambe per la paura, non lo sapeva. Non poteva lasciare il luogo incustodito, la
situazione era grave e non sapeva da dove iniziare per trovare il bandolo della
matassa, che di più in più s’ingarbugliava tra la realtà e l’inverosimile.
Si sedette sull’ultimo piolo della scaletta e fissando la terra rossiccia sotto i suoi piedi, scorse una medaglietta. Il sangue gli si raggelò nelle vene, la raccolse, era di Barlotti. Il suo pensiero sostò nell’ipotesi che Barlotti, nello scendere in fretta l’aveva persa, magari rimasta impigliata nella scaletta. Nel girarla vide che c’era una goccia di sangue sulla sua superficie, ancora fresco. Si guardò le mani, verificando che non fosse ferito, ma le sue mani erano in perfetto stato. Un’idea s’impadronì di lui, quella che anche Barlotti si fosse dileguato nel nulla come Vincenti, forse ingoiato dalla Cosa.
Immaginava la scena, quando udì dei passi. Saltò su per la scaletta, ma arrivato in cima non vide nessuno, eppure era sicuro di averli uditi, erano dei passi dati con precisione, da soldato. Doveva esserci qualcuno, ma chi? Ancora una volta i passi si fecero sentire, girò lo sguardo intorno a lui, sudava malgrado non facesse caldo. Asciugò col palmo della mano la fronte, poi la passò sulla bocca, gli occhi spalancati cercavano nel vuoto. Il rumore si fermò e una strana sensazione che qualcuno fosse vicino a lui si fece insistente. Iniziò a respirare affannosamente, sentiva due mani stringergli la gola, eppure non c’era nessuno, gli mancava l’aria pur trovandosi fuori. La stretta, serrava sempre più la sua gola, sentiva gli occhi fuoriuscire dalle orbite, il respiro gli mancava, stava soffocando, quando cercò di districarsi dall’invisibile morsa. Con una mossa repentina, colpì nel vuoto. Pur non avendo percepito un impatto sentì la stretta diminuire, ebbe il tempo di divincolarsi e scendere in fretta la scaletta.
4
Corse sul piccolo sentiero che portava alla caserma, doveva avvertire i superiori, non poteva lasciare la polveriera incustodita. Trafelato arrivò davanti la porta dell’ufficio del capitano, bussò ed entrò senza aspettare che qualcuno dicesse avanti.
Il capitano lo guardava incredulo e sorrideva ai fatti che Ferretti gli aveva raccontato, e che visibilmente ancora provato, cercava di rafforzare il suo rapporto mostrando i segni dello strangolamento che erano rimasti sulla sua gola. Nonostante ciò, il capitano disse:
" Capisco. Però stento a crederla,
e sa perché? "
" No." Disse Ferretti, sorpreso.
" Perché lei, è sicuramente stanco,
dopo tre notti consecutive di guardia alla polveriera, con la tensione che ha
subito, posso capire che lei si sia inventato questo stratagemma per non fare
anche stasera la guardia."
" Ma può vedere che mancano
all’appello: Vincenti e Barlotti, loro non me li sono messi in tasca, sono
spariti, tutto quello che le ho raccontato è verità! "
" Era proprio di questo che volevo
parlarle, i suoi compagni li ho visti due minuti fa, erano in refettorio che
prendevano la colazione."
" Ma Vincenti doveva stare alla
polveriera come mai sta qui?"
" Mi ha chiamato domandandomi se
poteva essere rimpiazzato, aveva dei crampi allo stomaco forti ed ho inviato io
qualcuno al suo posto."
" Allora mi sarei inventato tutto
eh! E questa cos’è?"
Tirò fuori dalla
tasca la medaglietta di
Barlotti,
il capitano la prese, la guardò, era sporca di sangue ormai essiccato, strinse
le labbra in segno di dubbio, e senza pronunciarsi la ridiede a Ferretti, ordinandogli
di ritirarsi ed andare a dormire.
" Capitano, vorrei vedere i miei compagni:
Vincenti e Barlotti, prima di ritirarmi."
" Va bene, anche se questa commedia, credo sia durata abbastanza, lei vuole dimostrarmi che ciò che mi ha raccontato è vero? "
" Sì, non ho architettato nulla, i segni sul collo non me li sono fatti da solo."
" Ok, chiamiamo pure Vincenti e Barlotti, caporale Ponti, li vada a chiamare. E mentre aspettiamo mi faccia vedere un po’ meglio quei segni che ha sul collo."
Ferretti
si avvicinò e mentre il capitano lo guardava, sentì il suo sguardo penetrante,
quasi ipnotizzante. Ebbe un sussulto, un brivido percorse la sua schiena. Aveva
già avvertito quella sensazione la notte precedente sull’altana, quando
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Pensò che fosse ancora scosso da tutto ciò e nel mentre, la porta si aprì ed entrarono Vincenti e Barlotti.
" Bene. Vincenti e Barlotti, il
vostro compagno afferma che stanotte siete scomparsi, Barlotti puoi confermare che
stanotte sei andato fino alla polveriera insieme a Ferretti per vedere se Vincenti stava bene e poi sei
scomparso?"
"Stanotte ho dormito tutta la notte fino alla sveglia e Ferretti non l’ho visto, e non sono andato alla polveriera con lui. Non ho lasciato il campo signor capitano."
"Come? " Interruppe Ferretti. "E questa cos’è?" Mostrò la medaglietta. Barlotti la guardò e domandò cosa fosse, Ferretti gli disse che era la sua, ma lui negò dicendo di non averla mai vista.
"Calma Ferretti, lasci parlare i suoi amici, non credo che raccontino bugie come lei."
" Io, quando gli ho dato il cambio signor capitano, era tutto agitato."
" Già lo so Vincenti, Ferretti mi ha raccontato tutto, ma volevo sentire la vostra versione dei fatti, potete andare grazie."
Salutammo il capitano e partimmo. Ero
preoccupato per Ferretti, rischiava d’essere riformato
per
squilibri mentali. Non capivo perché si fosse messo in quel pasticcio, non
dissi nulla a Barlotti però volevo indagare sull’accaduto. Dovevo sapere cosa
stava succedendo a Ferretti.
L’aspettai, era appena entrato nel refettorio, subito mi avvicinai a lui, dovevo chiarire.
"Ciao Ferretti, mi dispiace per prima, ma io non ho potuto contraddire il capitano."
" Lascia stare, tanto nessuno mi crede, ma se avessi inventato tutto, come si spiega il fatto che ho questi segni sul collo e la medaglietta di Barlotti che ho raccolto sul posto dopo che era scomparso?"
" Fammela vedere. "
" Eccola. Lui è venuto con me, non me lo sono inventato. Tu non c’eri lui è scomparso ed io mi sono trovato solo. Mi sono sentito strangolare, ero quasi morto, quando ho dato una gomitata a chi era invisibile e che mi stava ammazzando."
" Ma dici sul serio? "
" Una cosa è vera, quando ho preso il tuo posto, ho sentito dei fruscii e una strana sensazione, come se fossi osservato. Ho sentito quasi un respiro, ho pensato che fosse una mia impressione, ma ho avuto dei crampi forti allo stomaco e allora ho chiesto aiuto dal capitano che mi ha fatto rimpiazzare."
" Ma se ti ha rimpiazzato qualcuno, dove stava, quando sono arrivato insieme a Barlotti?
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" Sì, lo so, ma c’è qualcosa che non mi convince."
" Dammi retta Ferretti, vai a riposare un po’, ne riparleremo."
Intanto
mi guardava sconcertato, leggevo nei suoi occhi che non stava mentendo, ma come
fare per scoprire la verità? Non sapevo da dove iniziare. Anche io avevo avuto
paura sull’altana dopo che era partito.
Già,
" Se vuoi che ti aiuti dimmi a cosa
somigliava
" Lascia stare, tanto non mi credi."
" Ti ho detto che voglio aiutarti,
se mi dici tutto però."
" Beh, era come un fantasma, è
difficile darle un viso o una forma, era una cosa senza testa e né coda, stava
a pochi metri da me. È apparsa dopo una folata di vento, era trasparente,
aveva la stessa consistenza del
vetro in fusione, cambiava forma di continuo, aveva una
specie di bocca enorme e due mani deformi, stava per avventarsi su di me, quando poi sei giunto tu ed è scomparsa."
" Non hai dimenticato nulla? Non so, un dettaglio. Ti era mai successo prima?"
" No, la sera prima avevo solo avvertito dei fruscii come dei passi sulle foglie secche e un respiro che si avvicinava, ma poi non è successo nulla."
" Hai spiegato esattamente quello che io ho vissuto, quando tu sei partito. Tutto questo è strano e non capisco perché il capitano non ti abbia creduto."
" Sai ho notato una cosa. Mentre aspettavamo voi poco fa nel suo ufficio, lui mi si è avvicinato ed ho avvertito la stessa sensazione che avevo avvertito prima che mi sentissi stringere al collo dalle mani invisibili. So che è strano, ma ho avuto paura, quando si è accostato per vedere i segni che ho sul collo."
" Sarà stato soltanto la tensione nervosa, sai a volte gioca dei brutti scherzi."
" Sì, probabilmente hai ragione, ma la sensazione l’ho percepita."
"A cosa pensi? Dillo chiaramente."
" Se lo sapessi non starei qui a parlartene."
" Già, comunque non so cosa
pensare, so solo che tutto ciò m’intriga.
Sai che faccio? Stasera chiederò di fare la guardia, e se vuoi mi raggiungerai, quando tutti dormiranno chissà che non riusciremo a scoprire qualcosa insieme."
" Non credi che potrebbe essere pericoloso?"
" Non lo so, ma lo scopriremo."
7
Stavamo insieme a fare la guardia, quando ad un tratto, fummo scossi da un sibilo che per poco non ci ruppe i timpani. Era un rumore insopportabile. Portammo le mani alle orecchie cercando di non farci intimorire, più ci accostavamo alla scaletta per scendere dall’altana è più il sibilo aumentava, staccai una mano dalle orecchie e con un fazzoletto di carta feci un tampone che posi nell’orecchio, come un tappo, feci la stessa cosa con l’altro e Ferretti fece lo stesso.
Scendemmo
velocemente, la terra rossa si muoveva sotto i nostri piedi, si gonfiava e si
sgonfiava come se respirasse. Ad un tratto, tutto si fermò, anche il sibilo. Ci
guardammo e all’improvviso, in lontananza…
farmi
male.
Gli
corremmo dietro e lo vedemmo entrare nell’ufficio del capitano. Era nudo,
andammo alla finestra cautamente per spiare, ma all’interno tutto era buio,
decidemmo di entrare. Ferretti aprì senza bussare, accendemmo la luce e vedemmo
il capitano seduto sulla sua poltrona che dormiva, ci accertammo che respirasse,
anche se tutto ciò era strano.
Ferretti andò nell’altra stanza per cercare l’uomo, ma a sua grande sorpresa non lo trovò. Non c’era traccia di lui, la sola persona che poteva averlo visto, dormiva. Svegliammo il capitano che fu sorpreso di vederci nel suo ufficio a quell’ora. Ci domandò cosa stava accadendo e quando gli raccontammo la storia, rise a crepapelle, poi ci ordinò di ritirarci. Nel salutarci ci fissò con uno strano sguardo…i miei occhi caddero sotto la scrivania, i suoi piedi erano scalzi e sporchi di terra rossa.
Il giorno dopo fummo trasferiti senza un preavviso dalla
sua base in un’altra base senza poter avere mai più sue notizie. Di certo, sia io che Ferretti, non parlammo mai più della cosa, malgrado, dopo un po' di anni, sapemmo che nella base dove avevamo visto la cosa, si suicidarono tre soldati, nuove leve che fu loro diagnosticata una forma di schizofrenia.