mercoledì 8 aprile 2020

IERI - Poesia e Voce di Anna Giordano- Yesterday -Beatles- Orchestra Our...






Cosa abbiamo lasciato ieri?

Eppure  solo ieri  correvamo nei luoghi aperti alla vita!

Ci davamo la mano e ci scambiavamo baci,

senza la mascherina.

 

Ieri era la libertà di vivere insieme,

d’abbracciarci senza doverci tenere lontano,

senza sentirci prigionieri di questo virus infame.

 

Era soltanto ieri,

che ognuno si sentiva padrone del mondo intero,

con la voglia ai piedi di correre,

camminare per strada, senza alcuna paura!

 

Ieri, e non più tardi di ieri,

saccheggiavamo il tempo

per spenderlo in piccole ed inutili inezie.

Ci adagiavamo su allori bruciati dal vizio.

 

Chiudevamo,  a chi era meno abbiente,

i porti, le frontiere,

impedivamo a molti di vivere  la propria scelta,

confinandoli alle mura del loro destino,

senza sentirsi in torto, con le mani pronte a sbarrargli le porte!

Ieri, era solo ieri!!!

 

Oggi?

 

Già, oggi siamo qui a riflettere,

consapevoli d’essere prigionieri anche noi, della propria sorte,

confinati a guardare dalla finestra  fuori,  le strade vuote, 

senza vedere nessuno in faccia,

né scambiarsi un sorriso, se non con il proprio specchio! 

Ci ritroviamo soli;

ognuno a combattere  la propria guerra contro il nemico invisibile

per la sopravvivenza!

 

Già!

 

Ieri…

                                                  Anna Giordano



martedì 7 aprile 2020

LA STUPIDITA' e LA MORTE


Se la stupidità non si ferma davanti alla morte, di sicuro sarà la morte a fermare la stupidità. 

Restiamo ancora a casa! 


Anna Giordano 05/04/2020


martedì 31 marzo 2020

COVID 19 L’INVISIBILE E IL SUO SEGRETO

Cosa è veramente successo al mondo?

Penso sinceramente che il mondo si sia ripreso quel che l’uomo ha sottratto alla natura. Forse non ce ne siamo mai resi conto, ma durante gli ottanta giorni di confinamento e forse anche di più, almeno per me, ho riflettuto su tantissime cose e ne ho dedotto che durante un lunghissimo periodo di tempo siamo andati avanti senza mai guardare dietro di noi quel che abbiamo lasciato, pensando di fare del bene, certo, ma solo per noi a discapito del Pianeta Terra.



Ci siamo appropriati delle paludi, bonificandole, senza porci domande per i suoi abitanti,
per la fauna e la flora dei luoghi.
Ci siamo appropriati del cielo, con gli aerei, sporcandogli il volto, rendendolo grigio con strisce di scarico ininterrotte, come le loro rotte.
Ci siamo appropriati di boschi e foreste, tagliando gli alberi oppure bruciandoli,
senza mai porci domande, distruggendo i polmoni del nostro pianeta.
Abbiamo costruito città nel deserto, dato spazio al cemento costruendo torri pari a montagne,
 abbiamo arginato fiumi, deviandone il loro corso.

Abbiamo invaso di strade e ponti la terra ferma e anche il mare,
per ricongiungere le frontiere, che rifiutano d’aprirsi, soltanto ai poveri.
Abbiamo inquinato l'aria e l'acqua di ogni nazione,
abbiamo sciolto i perenni ghiacciai, accentuato la sovrappopolazione del mondo.
Abbiamo raggiunto la globalizzazione, di merci, di profitti, di soldi che accecano e danno potere permesso soltanto a pochi, per quella carta maleodorante abbiamo distrutto tutto il mondo!

Ancora adesso, malgrado te, invisibile male che ci hai condannato!

Son tanti, son troppi i non vedenti che ancora non capiscono e non aprono gli occhi per comprendere,
che il nostro problema è una manna dal cielo!
Fermando la nostra vita, tutto il resto del mondo respira, così come quando, qualcuno guarisce per raccontare il supplizio che l’intruso impartisce.

il Covid19 
ci sta facendo capire, che la terra stava per soffocare insieme a noi e ci ha voluto salvare, fermandoci per non inquinare, per non riempire ancor più le banche di carta maleodorante,
che infesta le vite di tutti, poveri e ricchi,
gli uni perché temono di perdere il potere e gli altri per timore di non averlo mai...

Ora sosta la vita di ognuno sopra un filo di seta sospeso, che combatte il vento in attesa di calma.
Questo virus ci mette tutti con la testa a filo d'acqua e tentare di tenerci a galla per non soffocare del suo male.
Tutti nello stesso stagno, in attesa che sia bonificato dal Coronavirus,
donando all'aria il tempo di ridiventar pulita,
al mare di rigenerarsi insieme ai fiumi, in cui l'uomo ha riversato i suoi veleni,
alla fauna di riappropriarsi dei propri spazi e alla flora di disintossicarsi,
insieme alla terra dei veleni sparsi, che l’hanno resa arsa!

Per indurre gli stati sovrani a distribuire il denaro, che ogni governo, ogni persona ha accumulato, utilizzandolo per una giusta causa: 
al servizio di un rinnovamento totale per ripartire da zero e rendere questo mondo migliore.

I soldi non servono se dopo si muore, la vita per tutti è di gran lunga superiore è la sola ricchezza che tutti noi possediamo, il resto non serve!
Vivere tutti solo dei beni che la natura da sempre conserva e che  da sempre ha messo a nostra disposizione, ma che abbiamo distrutto solo con l'unico intento, 
di arricchirci di un frutto, che pur tutti possediamo e che nessuno mai prima di adesso se n’è reso conto d’averlo distrutto.

FERMARSI,  è questo l'ordine che un piccolissimo virus ci ha imposto
e che noi poveri illusi di sempre, crediamo alla potenza dei soldi e non al volere di un piccolo virus potente, che incoronatosi imperatore è temuto da tutti i continenti.

Dovremmo dirgli grazie e non temerlo poiché,  se ci ha confinati alle nostre case, lo ha fatto a fin di bene. 
Forse sarò pazza a dire cose dalle parvenze blasfeme per l'umanità intera, anche se stiamo pagando il tutto al prezzo altissimo di tante vite umane.
Ciò malgrado, ci ha dato una grande lezione, questo invisibile nano.

No, non sarà ancora finita fin quando:
tutti i governi non si daranno la mano e siederanno insieme, tutti allo stesso tavolo e per lo stesso interesse: salvare la vita su Terra e vivere tutti in pace.

Pensare l'uno per l'altro come un po' tutti stiamo facendo.
Ma ci sarà ancora da fare e fin quando non ci risolleveremo da questo incubo amaro, non ci libereremo del nostro nemico invisibile, salvatore dell'umanità.
Divoratore di vite e divisore di altre, per non farci dare la mano, per indurci a riflettere soli, nel silenzio voluto.
Una volta finita quest'era, ricominceremo da zero!

Ogni guerra distrugge, uccide, annienta tutto e rimangono solo macerie,
lasciando che il vincitore decida per tutti.
Noi siamo in guerra, ci sono dei morti purtroppo!
Ma non ci sono macerie, se non solo all'interno delle nostre coscienze.
Forse le nostre vite domani saranno la sola ricchezza, che prenderà il primo posto in questo luogo purificato, del virus, della cattiveria umana,  dell'egoismo, del protagonismo, del razzismo poiché siamo tutti uguali e liberi, pur se rimarremo legati a questa lezione di vita, che servirà alle generazioni a venire per trarne il migliore insegnamento. Almeno lo spero!

Anna Giordano 30/03/2020 


sabato 28 marzo 2020

VITA IN PAESE ( I° episodio)

                                                  
VITA IN PAESE ( I° episodio)


Il bar del Nobile era l’unico bar del paese. Il suo proprietario, che vestiva con raffinata eleganza, aveva un aspetto distinto e il suo modo di parlare lo caratterizzava perché la sua erre sembrava che rotolasse sul sapone. In armonia con gli amici lo aveva battezzato proprio così: il bar del Nobile. Era il luogo di ritrovo di tutti, amici e non. Era situato in una piazzetta dove una fontana a zampillo sputava acqua a singhiozzi dal muso di un delfino arrugginito. Sulla destra, un giardinetto accoglieva i bambini per giocare e di fronte al bar la strada erta portava alla collina dei fichi, che era un piccolo quartiere. Nel paesino era d’usanza ribattezzare gli amici con un soprannome, per identificarli subito.
Pasqualino detto Occhio Fino a causa della sua pronunciata miopia, Peppe detto il Professore per i suoi atteggiamenti da intellettuale, e Antonio che tutti chiamavano il Cancelliere a causa del suo lavoro, che consisteva nell'aprire e chiudere il cancello del cimitero, stavano seduti davanti al bar. I tre solevano riunirsi lì dopo il lavoro, ad orario fisso, e parlavano del più e del meno.
Occhio Fino diceva dell’arrivo nella giornata di una nuova famiglia in paese, madre padre e figlio, questo ultimo, probabilmente loro coetaneo, sui trentacinque anni all’incirca, in base a quanto gli era stato riferito.
Il professore domandò subito che professione esercitasse il nuovo arrivato, egli era curioso
sempre di sapere, che tipo di lavoro svolgessero le persone, perché così, le catalogava nel suo registro mentale, per poi sfoggiare loro tutto il suo sapere e passare ai loro occhi per un erudito.
Occhio Fino non poté fornirgli altre informazioni, non conoscendo ancora la persona.
I tre amici stavano sorseggiando, come di consueto, il loro aperitivo, quando il Cancelliere seduto accanto ad Occhio Fino esclamò con stupore: « Occhio Fino, ma sono i miei occhi oppure quel camion che sta giungendo, non ha l’autista ?»  
Occhio Fino rispose: « Ma proprio a me lo chiedi, io vedo il camion, mi sembra che l’autista ci sia, o no ?»
Il Professore che volgeva le spalle alla strada erta, domandò di quale camion stessero  parlando, il Cancelliere rispose: « Quello che, se non ci togliamo di qui ci viene addosso. Non c’è l’autista !»
Il Professore scattò dalla sua sedia in piedi, guardò il camion che avanzava in loro direzione e gridò:
«Nessuno a bordo! »
Tutti si buttarono a terra, sul lato del giardinetto, quando, a loro sorpresa il camion si fermò.
Lentamente cigolando, si aprì la portiera e ne uscì fuori un ragazzo, all'incirca delle loro età, alto non più di m.1.40, baffi  curati, indossava una tuta verde, che era stata accorciata conservando tutta l’ampiezza, tanto da fare uscire appena, le scarpe nere a punta tonda sulle quali poggiava sopraelevato da due tacchi di circa 5 centimetri. Non era un nano, sembrava più un bambino che non un adulto.
Salutò tutti con un: « Salve !»
I tre amici che nel frattempo si erano alzati, cercavano di darsi un contegno, spazzolandosi i pantaloni.
Imbarazzato, il Professore avanzò verso di lui tendendogli la mano e disse: «Mi presento, Peppe, per gli amici: il Professore. Stavo insegnando loro una tattica di rugby, e tu da dove vieni ?»
«Io sono nuovo, sono appena giunto, abito sulla collina dei fichi», i tre si guardarono, «mi chiamo Mario e faccio il camionista, non ho amici, sono sempre all'estero, lì ho qualche amico, voi siete i primi ragazzi che incontro qui». I tre lo invitarono a bere con loro, Mario li ringraziò e salutandoli, entrò nel camion e ripartì.
Appena si allontanò i tre, insieme al Nobile, lo battezzarono “Il Marziano”.

Anna Giordano 2007










giovedì 26 marzo 2020

LO SGUARDO DEL CIELO




“Or che della notte lo sguardo mio si veste,
del ciel contemplo lo splendere dei suoi occhi:
stelle, 
bruciano d’amore nello spazio
ed ingioiellano il cuor di chi le guarda”.

Anna Giordano 25/03/2020

mercoledì 25 marzo 2020

ÈTRANGE PÈRIODE ( STRANO PERIODO) di ILEANA SCRIMA



Quelle étrange période que nous vivons...
nous voilà confinés chacun chez-soi à réfléchir si l’on est assassin ou victime dans cette lourde circonstance... une tragédie qui s’étale sous notre regard impuissant...
La météo en a fini avec son jeu de séduction... qu’il fasse beau ou mauvais, on a arrêté de la regarder... de dépendre d’elle... elle a du mal à stimuler notre moral ; finalement, elle aussi est confinée dans sa frustration.
Les immeubles ont désormais un air de bandes dessinées animées,
Tant, que la mort ou la maladie ne rendront pas cette image floue, trouble, obscure !
La solidarité s’improvise sur les balcons, mais cet acte éphémère ne soulève pas mon cœur !
Je songe à tous les changements, que ce monde interrompu, engendrera.
Que fera-t-il de tous ces morts qu’il enfante? Va-t-il se servir de cette cruauté pour redonner l’espoir de vivre?

À mon sens, il n’y a pas de hasard, toujours pas, même cette saloperie a son sens!
Hélas !!!
Elle nous impose l’écoute,  l’écoute du monde, l’écoute de l’autre, l’écoute de soi !

À l’issue de cette immense tornade, combien de couples se sépareront e, combien d’autres se rapprocheront?
De combien de mots nous serons-nous nourris?
De quelle manière l’Amour aura grandi et la haine rétréci?
Quel regard aurons-nous sur notre prochain?
De quelle couleur sera notre sourire ?
Arrêterons-nous de repousser à plus tard le besoin de vivre ?
Flirterons-nous plus souvent avec nous-mêmes?
Oublierons-nous le poids de la légèreté ou la légèreté du poids afin de donner à ces éléments antagoniques la juste mesure ?
L’Homme, construira-t-il enfin le pont que la Femme attend?
Et la Femme acceptera-t-elle enfin la liberté de l’Homme et son inexorable part de mensonge pour le traverser?

Pendant que nous sommes tous prisonniers de nos propres habitations ;  ceux qui sont dehors sont prisonniers du sauvetage, des sortes de super-héros avec les failles de l’humain, paralysés par le sort du destin.
Médecins et malades, une pensée va à toutes ces personnes qui vêtues de risque et d’incertitude sont confinées entre la vie et la mort… Avec le seul objectif d’éviter la solitude de l’éteignement.
Le monde évoluera -t-il enfin ? Ou restera-t-il celui qu’il est depuis toujours avec pour seul changement un ton de modernité ?
Combien d’ouragans devront s’abattre sur cette Terre que l’on loue le temps d’une vie,  avant que le langage ne devienne enfin une monnaie universelle?
Printemps… Peut-être aurons-nous l’occasion de mieux honorer ta Re-naissance l’an prochain?!

Ileana Scrima. 22/03/2020  ( ma fille)


TRADUZIONE 

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STRANO PERIODO

Che strano periodo stiamo vivendo…
Eccoci confinati ognuno a casa propria, a riflettere se siamo assassini o vittime in questa pesante circostanza,  una tragedia che si diffonde davanti al nostro sguardo indifeso ...

Il meteo ha smesso, con il suo gioco, di sedurre, che faccia bello o brutto abbiamo smesso di guardarlo, di dipendere da esso; ha difficoltà a stimolare il nostro morale, finalmente anch’esso è confinato nella sua frustrazione.
Ormai gli immobili hanno l’aspetto di fumetti animati, tanto che la morte o la malattia non renderanno questa immagine sfocata,torbida, oscura!
La solidarietà s’improvvisa sui balconi, ma questo atto fugace non mi solleva il cuore!

Penso a tutti i cambiamenti che questo mondo interrotto ci porterà!
A cosa serviranno tutti i morti che partorisce? Userà questa crudeltà per ridare speranza alla vita?

A mio parere, non v'è alcuna possibilità, eppure anche questa schifosa ingiustizia ha il suo significato!
Ahimè !!!
Ci costringe ad ascoltare…  ascoltare il mondo, ascoltare gli altri, ascoltare noi stessi!

Alla fine di questo enorme tornado, quante coppie si separeranno, quante altre si uniranno?
Di quante parole ci saremo nutriti?
In che modo l'Amore sarà cresciuto e l'odio si sarà rimpicciolito?
Quale sguardo avremo sul nostro vicino, sul prossimo?
Di che colore sarà il nostro sorriso?
Smetteremo di posticipare la necessità di vivere?
Flirteremo più spesso con noi stessi?
Dimenticheremo il peso della leggerezza o la leggerezza del peso per dare a questi elementi antagonisti la giusta misura?
L'Uomo finalmente costruirà il ponte che la Donna si aspetta?
E la Donna, accetterà finalmente la libertà dell'Uomo e la sua inesorabile parte di menzogna per attraversarla?
Mentre siamo tutti prigionieri delle nostre case; coloro che fuori sono prigionieri del salvataggio, sono una sorta di supereroi con i difetti degli esseri umani, paralizzati dalla sorte del destino.

Medici e malati, un pensiero va a loro e tutte le persone vestite di rischio ed incertezza che sono confinate tra la vita e la morte ... Con l'unico obiettivo di evitare la solitudine dello spegnersi.
l mondo alla fine si evolverà? O rimarrà quello che è sempre stato, con l'unico cambiamento in un tono moderno?
Quanti uragani dovranno abbattersi su questa Terra che prendiamo in affitto per il tempo di una vita,
prima che il linguaggio diventi finalmente una valuta universale?
Primavera!
Avremo, forse,  l'opportunità di onorare meglio la tua rinascita l'anno prossimo?!

Ileana Scrima 22/03/2020 ( Mia figlia)



domenica 22 marzo 2020

IL SOGNO E LA VOLONTA'


                                                
Un giovane pescatore che viveva in un piccolo, quanto povero borgo marinaro, era giunto al suo ventesimo anno di età.
Sin da quando era bambino, aveva sentito parlare, tramite suo nonno, anche lui pescatore, di un pesce d’oro al quale aveva dato sempre la caccia, ma senza esito.
Era cresciuto con il desiderio di riuscire a pescare quello che suo nonno per una vita intera, non era riuscito a catturare.
Il nonno gli aveva raccontato del pesce d’oro, ma non gli aveva dato tanti particolari per poter tracciare una rotta da seguire ed orientare la sua ricerca; anche se non era mai riuscito a trovarlo, aveva continuato a inseguire il suo sogno, pur se non aveva messo in atto mai un piano per sviluppare la sua ricerca.  
Il giovane pescatore, dopo aver fatto il punto della situazione, si decise di partire alla ricerca del pesce d’oro. Sapeva che non sarebbe stata cosa facile, il mare non era una pozzanghera, la sua immensità, comunque, non lo scoraggiò e neppure la famiglia riuscì a farlo cambiare idea, lui aveva deciso e la sua volontà di proseguire il suo progetto lo fece diventare sordo alle parole di persuasione da parte dei suoi familiari.
Tutti gli ripetevano che la sua impresa era impossibile perché  il pesce d’oro non esisteva.  Suo nonno, che pur essendo  un lupo di mare, non era riuscito in tanti anni a catturarlo e tutto quel che aveva pescato in oro, si definiva con una sola ed unica parola: “Nulla”!
Il giovane quasi si turava le orecchie pur  di non farsi scoraggiare, non ascoltava nessuno se non il suo sogno.
La sua assoluta caparbietà l’ebbe vinta su tutto e inoltre, riuscì a convincere il proprietario di un peschereccio, ben più grande del suo, a prendere il largo insieme a lui per cercare il pesce d'oro.

Passarono giorni, dopo giorni. Navigarono per mari e oceani, in cerca di un pesce, ormai inesistente.
Il proprietario del peschereccio, sfiduciato infierì sul povero pescatore sognatore.
Così, dopo una lite si misero d’accordo che sarebbero rientrati, non senza malcontento da parte del giovane che avrebbe voluto continuare la sua ricerca. Col cuore scuro che gli stringeva in petto, diede il cambio al timone, al proprietario del peschereccio  improntando la rotta verso casa.
Avevano perso troppo tempo e il giovane pescatore, propose al proprietario del peschereccio, di buttare le reti, per non tornare  a mani vuote, magari pescare almeno del pesce normale!
Quelle acque erano conosciute per essere ricche di fauna marina.
Mancava un giorno al rientro e le reti dovevano sicuramente  essere piene, quando iniziarono a tirarle a bordo, a loro grande stupore, videro che le reti erano tese, pensarono che ciò fosse dovuto al peso del pesce che contenevano.
Provarono a tirare le reti su pian piano con la carrucola, ma non ci riuscirono.
Le reti erano tese sempre più, così per non romperle,  il giovane pescatore decise di andare a vedere cosa stesse succedendo sotto acqua.
Si tolse la maglia e i pantaloni, si tuffò sprofondando nell'abisso. Dopo una breve attesa, il proprietario del peschereccio lo vide risalire.
Faceva dei grandi gesti, chiese di essere tirato su, i suoi occhi brillavano dalla gioia e non riusciva a parlare; incuriosito, il padrone del peschereccio domandò cosa avesse visto e il pescatore gli rispose che la rete si era impigliata in un vecchio galeone che giaceva sul fondale, la cui polena in forma di pesce era tutta in oro. Il giovane dopo aver ripreso le forze si rituffò portando con lui una fune.
Aveva deciso di tirare la polena a bordo e di legare una boa al galeone per segnalarne la posizione, magari potevano esserci altri tesori nascosti al suo interno, ma quel che interessava al giovane pescatore per il momento era solo il pesce d’oro. Quando l’ebbe legato bene alla fune, diede uno strappo alla corda come segnale per il suo compagno di rotta,  il quale mise in funzione la carrucola e tirò su la polena. Non credeva ai suoi occhi quando vide uscire dall'acqua il pesce d’oro del galeone sommerso.
Finalmente il sogno di una leggenda, in cui nessuno voleva credere, aveva dato i suoi frutti. Il giovane pescatore  rientrò al piccolo borgo con il tesoro, lasciando a bocca aperta tutti coloro che lo avevano deriso e scoraggiato, per fortuna era stato ripagato dal suo impegno nel cercare qualcosa di cui era convinto fermamente, ma che tutti definivano soltanto un sogno che era diventato, pertanto realtà.

Anna Giordano  28/01/2009